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Vissuti Omosessuali

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Vissuti Omosessuali

08-ago-2016


Una persona si definisce omosessuale quando prova sentimenti di innamoramento, desideri, ed attrazione esclusivamente o prevalentemente nei confronti di altre persone dello stesso sesso. Vi sono poi molte persone che pur essendo sempre state eterosessuali sono ossessionate dal dubbio di poter essere degli omosessuali  e sviluppano le cosiddette ossessioni di omosessualità tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo, che niente hanno a che vedere con il vero orientamento sessuale.                                                                                                                   Il termine omofobia è un termine che si usa per indicare l’intolleranza e i sentimenti negativi che le persone hanno nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali.

Sul perché e sul come si diventi omosessuale si è molto discusso. Nonostante ciò, non esiste ancora uno studio scientifico che possa, con assoluta certezza, spiegare il perché una persona diventi omosessuale ed un’altra eterosessuale.  

L’unica cosa di cui si è certi è che l’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare, ma una variante normale della sessualità le cui origini sono ancora misteriose.

Non esistono trattamenti che consentono di modificare l’orientamento sessuale,si parla infatti di inefficacia delle “terapie riparative” che oltre ad essere inefficaci, accrescono il senso di colpa e di vergogna.
Già da molto tempo, dunque, è ingiustificato considerare l’omosessualità come una malattia, ma nonostante questo le persone comuni continuano ad avere questo pregiudizio e gli omosessuali continuano ad essere vittime dell’omofobia. Di conseguenza la persona omosessuale, fin dall’adolescenza, sperimenta sensazioni di diversità e di forte sofferenza emotiva, che la spingono verso l’isolamento sociale e che le impediscono di venire allo scoperto (cominig out) manifestando apertamente il proprio orientamento sessuale. L’identità omosessuale necessita di un percorso ed un’accettazione prima di tutto personale.

 

L’omofobia interiorizzata 

indica l’insieme di sentimenti (vergogna, rabbia, ansia, senso di colpa) e atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stessi e nelle altre persone. Il suo sviluppo è considerato, tuttavia, un processo normale nella vita di gay e lesbiche, in quanto è un’inevitabile conseguenza del fatto che tutti i bambini sono esposti ai pregiudizi sull’omosessualità. Quasi tutte le persone omosessuali, quindi, hanno sperimentato, nel corso della propria crescita, atteggiamenti ed emozioni negative verso la propria omosessualità. In alcuni casi, però, l’omofobia interiorizzata può causare un disagio tale da comportare lo sviluppo e il mantenimento di vere e proprie psicopatologie.
Dalle ricerche scientifiche sull’argomento, infatti, risulta che gay, lesbiche e bisessuali presentano una più alta prevalenza di disturbi psichiatrici rispetto agli eterosessuali, tra cui 
depressioneattacchi di panicoansia generalizzata, tentativi di suicidio. Secondo alcuni studiosi lo stigma, il pregiudizio e la discriminazione nei confronti dell’omosessualità creano un ambiente sociale stressante a causa di: fenomeni di discriminazione, violenze, l’aspettativa del rifiuto da parte degli altri, il nascondersi, l’omofobia interiorizzata.

 

Coming out dell’omosessuale

L’ostilità nei confronti dell’omosessualità (omofobia) è così diffusa nella nostra società che la maggior parte dei giovani omosessuali vive inizialmente  il proprio orientamento sessuale con grande disagio.

Il coming out, ovvero il processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e di “uscita allo scoperto” per essere accettato dagli altri, è quindi molto difficile e fonte di sofferenza.
Durante il periodo di esplorazione della propria identità, infatti, gay e lesbiche sono già consapevoli della mancanza di approvazione del comportamento omosessuale da parte della società e hanno già appreso, dal loro contesto culturale, che provare sensazioni omoerotiche è vergognoso. Ecco perché è spesso inevitabile che durante l’adolescenza gli omosessuali si percepiscano come diversi e inadeguati e che molti di loro scelgano il ritiro sociale e l’isolamento piuttosto che andare verso il coming out.
L’isolamento della persona omosessuale avviene secondo un modello ciclico. In un primo momento l’adolescente gay o lesbica non riesce a spiegare a se stesso la propria diversità ed è solo con il trascorrere del tempo che diventa consapevole di provare attrazione e sentimenti di amore nei confronti di persone dello stesso sesso. Tale consapevolezza, dal momento che viviamo in un contesto omofobico, può compromettere in modo serio la conduzione della vita sociale di alcuni, che preferiscono isolarsi e vivere la propria omosessualità nella segretezza, anziché effettuare il coming out. Altri, invece, si nascondono dietro uno stile di vita convenzionale, aumentando il divario tra “identità pubblica” e “identità privata o omosessuale”. Inoltre, durante l’adolescenza, tutti gli omosessuali, o quasi, hanno paura che le altre persone vengano a conoscenza del proprio orientamento sessuale e sviluppano, per questo, una maggiore attenzione nei confronti del contesto sociale di appartenenza, quindi diventano più sensibili alle offese dei loro coetanei.
Lo sviluppo di una rete di amicizie per i giovani gay e lesbiche, per questo motivo, che è parte indispensabile del processo di coming out, avviene molto lentamente, soprattutto a causa della paura di essere rifiutati dai propri compagni. La paura del rifiuto fa sì che spesso molti giovani omosessuali diventino dipendenti da una piccola rete di persone alle quali hanno rivelato (coming out) il loro orientamento sessuale. Così, durante l’adolescenza, si trovano a parlare di sé e dei propri problemi con poche persone e, nello stesso tempo, a nascondere la propria sessualità a tutti gli altri (inclusi genitori e fratelli). Tale situazione intensifica la percezione della loro diversità.        E’ importante per i familiari riconsiderare gli stereotipi e far leva su alcuni aspetti della fede religiosa, come l’accettazione e l’amore verso un figlio affinchè prevalgano su atteggiamenti di condanna e rifiuto

E’ quindi a volte necessario che il giovane omosessuale sia aiutato da uno psicoterapeuta- sessuologo ad effettuare il processo di coming out, accettando gradualmente il proprio orientamento sessuale, senza sentirsi inferiore, “difettoso”o “malato”, e uscendo allo scoperto per poter vivere serenamente.





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